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Altri percorsi 
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Sabato 20
domenica 21 maggio

Laboratorio
Teatro Settimo
Scuola Holden

Letture, suoni, lezioni di e con Alessandro Bariccio e Gabriele Vacis scene, luci e immagini Lucio Diana e Roberto Tarasco

Totem

L’idea di Totem è quella di raccontare alcune pagine, musiche, immagini, persone, storie che agli autori sembrano meravigliose, o importanti, o comunque da non dimenticare. Raccontarle può significare molte cose: a volte spiegarle, a volte portarle semplicemente su quel palcoscenico, a volte ripeterle con tecniche curiose, a volte raccontarle proprio letteralmente. Di volta in volta l’unico scopo è ricreare l’emozione e la meraviglia che, per gli autori, sono legate a quelle schegge di cultura.

Per esempio a Totem passano Euripide, Gadda, il finale di Furore di Steinbeck, la morte di Schumann, qualche poesia di Gozzano, Romeo e Giulietta, Mozart, Ry Cooder, Carver, una lezione sull’Iliade, schegge di cinema, Dickens, il finale di Aspettando Godot, Springsteen, Woody Guthrie, Cyrano, Bartleby lo scrivano, tutta la storia di Cuore di tenebra. La scelta dei pezzi cambia ogni volta. Spesso si decide il giorno prima. Sulla scena si improvvisa: c’è una scaletta precisa, ma non c’è copione, di volta in volta si inventa Totem facendolo.

Spesso sul palcoscenico di Totem compaiono musicisti, o attori, o lettori, o altri singolari personaggi. Baricco e Vacis provano a raccontare insieme a loro.

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 Lunedì 22 maggio

Teatro Stabile
di Torino

Di Laura Curino e Gabriele Vacis con
Laura Curino, Mariella Fabbris, Lucilla Giagnoni regia di Gabriele Vacis

Adriano Olivetti

Per tutta la sua vita Adriano Olivetti, con intelligenza e determinazione, realizzò iniziative all’avanguardia e di alto livello in campo imprenditoriale e culturale. Tentò di realizzare un Progetto Comunitario, fondò un organismo politico denominato Movimento Comunità, che avrebbe potuto fare dell’Italia un paese diverso, realmente nuovo, a misura d’uomo. Nell’organizzazione del lavoro fu sempre all’avanguardia. Fu molto amato da coloro che ebbero la fortuna di lavorare al suo fianco, da pochissimi uomini politici (Luigi Einaudi fu tra questi), da una selezionata cerchia di intellettuali illuminati, dagli italiani di mente aperta e libera. Rimase però una vox clamans in deserto, fu poco compreso o addirittura deriso e osteggiato dai più.

Il suo pensiero, il suo progetto, la sua opera, a quasi quarant’anni dalla sua scomparsa, sono solo un mitico ricordo o sono ancora attuali e validi?

Laura Curino, Lucilla Giagnoni e Mariella Fabbris, tre voci "storiche" di quell’inesauribile laboratorio di racconti e riflessioni pubbliche che è stato il Teatro Settimo, continuano con questo spettacolo un percorso affascinante e molto difficile: tentare di parlare dell’Italia attraverso le vicende di una sua dinastia industriale fra le più rappresentative, addentrarsi nelle contraddizioni di una società partendo dall’analisi di un’impareggiabile utopia che avrebbe voluto fare della fabbrica un luogo insieme di produzione, di cultura e di vita civile.

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Martedì 23 maggio

Campagnia Teatrale
I Magazzini

Versione di Guido Ceronetti con Marion D’Amburgo, Matteo Caramelli violino, Rony Bargellini fisarmonica a cura di Federico Tiezzi

Il Cantico dei Cantici di Salomone

Il Cantico dei Cantici è uno dei grandi testi d’amore della cultura occidentale. Attribuito a re Salomone e datato al IV secolo avanti Cristo, è stato uno degli ultimi testi ad essere accolto nel canone biblico. La parola del Cantico sembra ogni volta adatta a ciascuna delle tante interpretazioni che ne sono state date, ma mai si esaurisce in nessuna di esse. Il suo fascino, riposto nella cifrata bellezza di una favola erotica, non ha mai cessato di rapire l’immaginazione.

Partendo dalla riscrittura di Guido Ceronetti del 1987, che riesce a far vivere in lingua italiana queste poche parole preziose, riconquistandone il profumo, l’aura magica e la conturbante concretezza, Federico Tiezzi, cogliendo la totale mancanza di azione del poemetto, immagina una scena fissa, con i drappi scenici dell’attrice inchiodati alle assi del palcoscenico. Solo il volto e la bocca si emulsionano dal buio. Violino e fisarmonica nella trascrizione dei suoni della tradizione Klezmer ad apertura di ciascuna delle otto parti del testo, costruiscono un lessico effusivo e sentimentale su cui la voce di Marion D’Amburgo si accorda per costruire coloriture, incrinature e strappi in un percorso che aspira a mettere in scena il linguaggio della poesia.

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Mercoledì 24 maggio

Progetto U.R.T.

Di Niccolò Machiavelli musiche originali di Andrea Ceccon
Regia di Jurij Ferrini

 

Mandragola

Il Progetto U.R.T., una delle quattro compagnie selezionate a livello nazionale nel 1999 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Dipartimento dello Spettacolo nell’ambito del "Progetto Giovani", propone una messa in scena lineare, coerente ed esilarante del testo scritto da Machiavelli quasi cinque secoli fa.

Con molta semplicità, povertà di mezzi tecnici e scenografici, recitando nella lingua originale del Cinquecento, gli otto attori offrono uno spettacolo dal ritmo incalzante, straordinariamente divertente e comprensibile, accompagnati da canzoni composte sui testi di Machiavelli, eseguite in scena dagli attori stessi.

"La lingua del Machiavelli, oggi, aiuta gli spettatori a non perdere mai di vista la finzione – scrive il regista Jurij Ferrini – e aiuta gli attori ad evocare un mondo fantastico, illusorio, legato ad un passato che mai potremo conoscere e che per questo possiamo divertirci ad immaginare liberamente. Ho preferito evitare di interrompere l’incanto con costumi, parrucche, trucchi e scene retaggio di un immaginario collettivo rimasticato e appiccicato sotto il banco della storia. Attori e spettatori in un solo rito magico in cui gli officianti non tentano più alcun inganno formale, ma dichiarano la loro nuda umanità".

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 Lunedì 29 maggio

Teatro dell’Archivolto

Da Daniel Pennac
di e con Giorgio Scaramuzzino
regia di Giorgio Gallione

INGRESSO LIBERO

Come un romanzo

Perché leggere? Chi leggere? Dove leggere? A chi leggere?

Leggere sottovoce? Leggere in silenzio? Raccontare ciò che si è letto? Disprezzare un autore? Adorarne un altro? Maledire l’insegnante che ti costrige alla lettura e benedirlo, dieci anni dopo aver concluso la scuola, per averti insegnato a sfogliare con piacere le pagine di un libro?

E cos’è un libro?

Un libro può essere un universo o un abisso, un pieno o un vuoto, un obbligo o un dovere e – forse – un amore.

C’è chi ama annusare le pagine di un libro appena acquistato, chi lo usa per riempire un vuoto imbarazzante nella libreria in salotto, chi fa "orecchie" per tenere il segno, chi non presterebbe mai un libro neppure al suo migliore amico: piuttosto preferirebbe comprarglielo!

Quanti mondi, quanti vizi, quante ossessioni rivela il lettore e quante paure, quanti pregiudizi, quante ragioni il non lettore!

Tutto questo lo si può ritrovare nel prezioso e divertente saggio di Daniel Pennac a cui si ispira lo spettacolo dell’Archivolto, un percorso teatrale che, attraverso il gioco, l’ironia e la diretta partecipazione degli spettatori ci vuole dire che… "Il piacere di leggere non è andato perduto. Si è solo un po’ smarrito. E lo si può ritrovare facilmente".

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